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Il Parco nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni è istituito nel 1991. L'area protetta corrisponde alla parte meridionale della provincia di Salerno, con un'estensione complessiva di 181.048 ettari. Dal 1998 è Patrimonio dell'umanità dell'Unesco (con i siti archeologici di Paestum e Velia e la Certosa di Padula), dal 1997 è Riserva della biosfera e dal 2010 è il primo parco nazionale italiano a diventare Geoparco. Il vasto territorio del parco offre alle specie animali una grande pluralità di ambienti. Tra i mammiferi le più interessanti sono il Molosso di Cestoni (un pipistrello), il lupo e la Lontra. Non raro è il Ghiro. Numerosissimi i cinghiali, presenti anche i cervi. Tra l'avifauna sono diffusi i rapaci come l'Aquila reale, il Biancone, il Falco pellegrino, il Gufo reale. Tra gli uccelli in generale, comuni sono il Picchio nero, il Picchio muratore e la Tottavilla, e nei pressi dei corsi d'acqua il Martin Pescatore, il Merlo acquaiolo e il Corriere piccolo. Tra i rettili sono presenti il Cervone, il Biacco, la Vipera e la Natrice. Nelle acque fredde vivono anche Anfibi come la rara Salamandrina dagli occhiali. Nel parco sono state censite circa 1.800 specie vegetali, di cui una di interesse comunitario, la Primula di Palinuro, e 25 habitat. Di particolare interesse è la vegetazione delle rupi costiere. Essa comprende tra l'altro il raro Giglio marino. Nel 2011 è stata anche scoperta la presenza lungo le scogliere di Palinuro di esemplari Bassia saxicola, una pianta cespugliosa estremamente rara.

Oasi WWF di Morigerati

Scritto da Super User. Postato in Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano

Il fiume Bussento che nasce dal versante meridionale del Monte Cervati, in prossimità di Caselle in Pittari, si inabissa in un colossale inghiottitoio per riapparire, dopo aver percorso il suo viaggio nelle viscere della terra, pochi chilometri più a sud, sotto l’abitato di Morigerati. L’intera zona offre uno degli spettacoli più belli e di maggior richiamo naturalistico del Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano. La passeggiata inizia da Morigerati con una bellissima mulattiera lastricata in pietra ed in parte scavata nella roccia che, dopo una serie di tornanti in discesa, porta fino all’ingresso della grotta. 
Da qui si entra con una stretta scaletta in pietra e si oltrepassa il profondo e spettacolare canyon, scavato dal fiume, con due ponticelli in legno. All’esterno, poi, il fiume offre delle suggestive vedute lungo la gola, dove acque limpide e fresche formano scorrendo tra profonde e suggestive pozze, rapide e cascate. Morigerati è anche definito paese albergo, sono disponibili circa 30 strutture ricettive tra agriturismi, b&b, appartamenti e case vacanze. Principali emergenze: castello baronale, museo della civiltà contadina, grotta e risorgiva del Bussento, la foresta ripariale, il mulino ad acqua. Centro visite con area attrezzata pic–nic.

Roscigno

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Roscigno Vecchia offre al visitatore un ambiente suggestivo e misterioso e qui ritroviamo quasi intatta la struttura urbanistica dei paesi cilentani, con i palazzotti, le cappelle signorili, le case povere abitante un tempo dai contadini e una chiesa del settecento. Oggi la storia di questo borgo rivive attraverso le fotografie storiche e i tanti oggetti di vita rurale raccolti e conservati nel museo della casa contadina allestito nei locali restaurati di una ex casa colonica e del vecchio municipio. Da visitare: il Museo della Civiltà Contadina, la Chiesa di San Nicola di Bari (costruita nel 1770 e attualmente in restauro), la Fontana e ilCampanile, tutte strutture architettoniche rimaste inalterate nel tempo, e le antiche tombe ritrovate su una piana del Monte Pruno a 2 km da Roscigno, dove sono venute alla luce abitazioni e sepolture con ricchi corredi risalenti ad un arco cronologico tra il VII e il III sec. a.C.: gioielli di ambra intagliata, armi, vasellame in argento, bronzo e in ceramica, utensili, appartenenti, tra l’altro, ad una tomba “principesca” (questo primo centro abitato è considerato il più antico villaggio enotrio-lucano). Gli appassionati delle passeggiate nel verde possono risalire il corso del torrente Sammaro fino a giungere alla sorgente cristallina.

Grotte dell'Angelo - Pertosa

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L'origine delle Grotte di Pertosa (la cui denominazione ufficiale è "Grotte dell'Angelo di Pertosa"),  è fatta risalire a ben 35 milioni di anni fa, sono le più importanti dell'Italia del sud, le uniche ad essere attraversate da un fiume sotterraneo, il Tanagro o Negro, il cui corso è stato deviato a scopo di utilizzo energetico. Così facendo l'entrata delle Grotte si è allagata, tanto da permettere l'accesso all'interno, solo attraverso suggestive barchette sapientemente guidate da esperte guide del Comitato Pro Grotte dell'Angelo. Incuneate per circa 3000 metri sotto gli Alburni le Grotte, si snodano in una suggestiva serie di cunicoli ed antri, fino a terminare in tante "Sale" naturali, tutte con una caratteristica diversa. Uomini dell'età del Bronzo, e forse anche della Pietra, qui scelsero di costruire le loro palafitte, le uniche, di cui si ha testimonianza, costruite all'interno di un sito come questo delle Grotte di Pertosa. Il tour all'interno delle Grotte inizia a circa 263 metri di altitudine sulla sinistra idrografica del fiume Tanagro, con una piccola ma suggestiva traversata in barca sulle acque verdi e ricche di calcio del fiume sotterraneo. Seguendo un percorso ben delimitato da corde sospese, la guida traghetta l'imbarcazione per circa 200 metri verso il cuore del monte e la sorgente, da dove si diramano i vari percorsi. Il percorso turistico si snoda attraverso cunicoli, gallerie, strettoie e grandi Sale, tutte caratteristiche ed uniche nel suo genere: tra le tante segnaliamo la Sala delle Meraviglie; quella Grande, ove l'altezza sfiora i 24 metri senza che ci si renda conto di tale distanza. Un sapiente gioco di luce ben evidenzia le mille figure e le costruzioni calcaree dalle forme più disparate che lasciano ampio spazio alla fantasia. Unica al mondo è la Sala delle Spugne, che da sola varrebbe tutta la visita. Anche la Sala dei Pipistrelli, così chiamata perché una volta era il rifugio di migliaia di questi animali che nel buio di questi luoghi trovavano conforto e riparo, presenta caratteristiche molto particolari e rare. Sulla roccia si vede ancora il segno di dove arrivavano gli escrementi di questi animali, che avevano ricoperto di tonnellate di guano oltre metà della Grotta dei Pipistrelli. Disturbati dalla presenza dell'uomo hanno poi lasciato questi luoghi per loro non più sicuri, lasciando a noi la scoperta delle meraviglie calcaree presenti in questa parte di Grotte. La Sala dei Pipistrelli affaccia sul primo tratto del fiume sommerso percorso in barca all'entrata, proprio sopra un piccolo anfratto che fu scelto dal regista Dario Argento come location per una scena del film: "Il Fantasma dell'Opera".

Padula e la Certosa

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La Certosa di San Lorenzo, ubicata sotto la collina dove sorge il paese di Padula, è uno dei monasteri pù grandi nel mondo e tra quelli di maggior interesse in Europa per magnificenza architettonica e copiosità di tesori artistici. La costruzione della Certosa di San Lorenzo in Padula, che faceva parte della provincia cartusiana "Sancti Brunonis", fu voluta e finanziata a partire dai 1306 da Tommaso Sanseverino, conte di Marsico e signore dei Vallo di Diano, sotto la supervisione organizzativa dei Priore della Certosa di Trisulti (Frosinone). Fu progettata secondo la struttura tipica delle certose, che rispecchiava la vita religiosa e pratica dell'ordine. L'organizzazione degli spazi seguiva la distinzione tra una parte alta, dove alloggiavano i padri certosini, conducendovi una vita intimamente religiosa ed ascetica; e una parte bassa, cioè gli ambienti che, per la loro collocazione bassa, per l'appunto, erano adatti all'esercizio delle attività mondane. La Certosa, pur avendo subito profonde trasformazioni nel corso dei secoli, ha conservato la sua struttura delle origini. Nel 1882 la Certosa fu dichiarata monumento nazionale e affidata alle cure del Ministero dell'Istruzione Pubblica. Ciò nonostante non seguirono interventi concreti di recupero, così il peggioramento del suo stato proseguì. Solo a partire dal 1982, quando il monastero fu affidato alla Soprintendenza dei Beni Ambientali, Architettonici, Artistici e Storici di Salerno, furono avviati lavori importanti di restauro e promosse iniziative di valorizzazione. Oggi la Certosa, divenuto centro vitale d'iniziative culturali d'ampio respiro, ospita il Museo Archeologico della Lucania Occidentale e laboratori di restauro altamente qualificati. 

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